
– Ci sono stati sovrani amici di Dio che hanno difeso l’Islam, come Fatih Sultan Mehmet, Abdülhamid, Yavuz Selim.
– Il maestro Bediuzzaman invece dice: “A’uzubillah minash-shaytan wa-s-siyasa”…
– Alla luce di questi due aspetti, quale dovrebbe essere il nostro punto di vista sulla politica?
– È lecito o peccato entrare in politica, a condizione che non si ricorra a bugie, calunnie, ecc.?
Caro fratello/cara sorella,
Prima di tutto, va detto che, quando il Maestro Bediüzzaman si allontanò dalla politica, lo fece in nome del servizio al Corano e in nome dell’insegnamento della fede da parte di un rinnovatore. Altrimenti,
“Nessuno faccia politica.”
non ha detto.
Dopo questa breve introduzione, passiamo ai dettagli:
Politica,
Significa governare lo stato. Il fatto che i compagni del Profeta (pace e benedizioni su di lui) si siano immediatamente occupati di eleggere il califfo dopo la sua morte dimostra quanto sia importante la politica, intesa come amministrazione, nell’Islam.
Nelle narrazioni autentiche degli hadit, la politica/l’amministrazione sono state valutate sotto diversi aspetti:
“Il califfato dopo di me”
-o il califfato della profezia-
da trent’anni.
(cfr. Abu Dawud, Sunna, 8; Tirmizi, Fitna, 48; Ahmad ibn Hanbal, 4/272; 5/220, 221)
“La profezia durerà tra voi finché Dio vorrà; poi, quando vorrà, la eliminerà. Poi, nel sistema della profezia, ci sarà un califfato. Questo durerà finché Dio vorrà; poi Dio anche questo…”
-quando vuole-
lo elimina. Poi ci sarà un regno tirannico, che durerà finché Dio vorrà, e poi Dio lo eliminerà quando vorrà. Poi ci sarà un regno dispotico, che durerà finché Dio vorrà, e poi Dio lo eliminerà quando vorrà. Poi ci sarà un califfato nel sistema della profezia.”
(cfr. Ahmed b. Hanbel, 4/273).
Hafiz al-Haythami, affermando che “il hadith è stato narrato da Ahmad ibn Hanbal, al-Bazzar (in modo più completo) e al-Tabarani (parzialmente); i suoi narratori sono affidabili”, ha confermato la sua autenticità.
(cfr. Mecmau’z-Zevaid, 5/226)
Sembra che, dopo i Califfi Rashiduni, la politica sia spesso degenerata, e che, pur essendo uno stato governato dalla Sharia, si siano fatti compromessi sui principi islamici, la vera giustizia sia stata compromessa e siano iniziate varie forme di oppressione.
D’altra parte,
politica
È un’espressione piuttosto generica. Include un campo molto ampio, che va dalla politica economica dello Stato al metodo di gestione di un amministratore delegato, fino ai metodi di guida dei mistici e dei profeti (pace sia con loro). Ma ecco che, mentre gli uomini di oggi seguono le sterili lotte politiche come un incontro di pugilato, al sentire la parola “politica” pensano subito alla propaganda dei partiti e ai programmi governativi.
Spiegare a persone così condizionate dalla politica il concetto di politica di Üstad Bediüzzaman è piuttosto difficile.
“Ehi signori! Io sono nella corrente della fede. Davanti a me c’è la corrente dell’infedeltà. Non ho niente a che fare con altre correnti.”
(cfr. Lettere, Lettera numero sedici)
L’obiettivo di Bediüzzaman è quello di contribuire alla salvaguardia della fede delle persone. Il suo nemico assoluto è l’ateismo. Pertanto, il punto di vista del Maestro sulla politica sarà misurato secondo questo criterio.
Il Maestro è un grande guaritore dell’anima, un medico del cuore. Il ricco, il povero, il superiore, il subordinato, chi vota e chi non vota, sono tutti nel suo campo di interesse.
E il suo scopo è quello di impartire a tutti una lezione di fede razionale.
l’obiettivo è proteggere la fede di tutti dal pericolo.
“Il pericolo più grave per i musulmani in questo tempo è la corruzione dei cuori e il deterioramento della fede, causati da una deviazione derivante dalla scienza e dalla filosofia. L’unico rimedio è la luce, mostrare la luce, affinché i cuori siano purificati e la fede sia salvata.”
(cfr. Lem’alar, Sedicesima Lem’a)
Un altro motivo che ha portato il Maestro a guardare con freddezza alle attuali correnti politiche.
invece, il danno maggiore che la faziosità politica infligge al nostro spirito di unità e solidarietà nazionale.
Nell’Islam, amare per Dio e nutrire inimicizia per Dio sono principi fondamentali.
Pertanto, le qualità che Dio non approva, che considera cattive e che proibisce sono cattive, indipendentemente da chi le possieda; al contrario, le qualità buone e belle che Dio approva sono belle, indipendentemente da chi le possieda.
Ma in politica, spesso, questa misura viene persa. Coloro che non condividono le proprie opinioni politiche sono considerati cattivi sotto ogni aspetto, mentre coloro che appartengono al proprio partito sono considerati puri e irreprensibili in ogni aspetto. Bediüzzaman, con le seguenti parole, illustra splendidamente il grave danno che questo errore infligge al mondo interiore e spirituale dell’uomo:
“Attenzione, attenzione! Che le correnti mondiali, in particolare quelle politiche e soprattutto quelle rivolte all’estero, non vi gettino nella discordia. Che non vi disuniscano contro le fazioni eretiche unite contro di voi! Che non prevalga il dettato satanico, ‘l’amore per la politica e l’odio per la politica’, al posto del dettato misericordioso ‘l’amore per Dio e l’odio per Dio’, e che non vi porti ad essere nemici di un fratello nella verità, come un angelo, e a essere amici e sostenitori di un compagno politico, come un demonio, acconsentendo alla sua tirannia e diventando così moralmente complici del suo omicidio.” (Kastamonu Lâhikası)
In sintesi, questo argomento verte sull’importanza di stare lontani dalla politica.
la motivazione
Si può notare quanto segue nelle parole di Bediüzzaman:
a)
“In questo periodo esistono correnti così straordinariamente dominanti che, poiché assorbono tutto a proprio vantaggio, anche se venisse in questo periodo il vero e atteso (il Messia), dovrebbe evitare di lasciarsi influenzare da quelle correnti.”
rinuncia alla vita politica
Prevedo che cambierà idea e cambierà obiettivo.”
(Kastamonu Lahikası, Lettera 84, p. 90)
b)
“Ma in questi tempi, agli occhi degli stolti, degli stolti che trascurano la fede e la perdono, che vendono la loro religione al mondo e scambiano i diamanti eterni con il vetro, per timore che il servizio alla fede venga considerato subordinato o strumentale alle potenti correnti esterne, e che il suo alto valore venga sminuito agli occhi del pubblico, il Sacro Corano ci ha proibito categoricamente di occuparci di politica.”
(Kastamonu Lahikası, Lettera 92, p. 137)
c)
“Se si dicesse:
Perché il califfato islamico non si stabilì nella famiglia del Profeta?
Eppure, erano proprio loro i più meritevoli e i più degni?
“La risposta:
Il dominio terreno è illusorio. La famiglia di Maometto, invece, era incaricata di preservare le verità dell’Islam e le leggi coraniche. Coloro che hanno assunto il califfato e la sovranità,
Bisogna essere innocenti come il Profeta, oppure avere una straordinaria castità e purezza di cuore come i Califfi Rashidun, Omar ibn Abd al-Aziz degli Omayadi e al-Mahdi degli Abbasidi, affinché non si venga ingannati.
”
(Lettere, Lettera diciannovesima, p. 100)
d) “Qual è il significato di quel trattamento crudele e spietato riservato a quelle illustri figure?”
dite.
“La risposta:
Come abbiamo già detto, durante il regno degli Omayyadi, i nemici di Hazrat Hüseyin, esistevano tre principi che potevano causare una crudelissima strage:
Qualcuno:
Un principio della politica spietata: “Per la salvezza del governo e il mantenimento dell’ordine, si sacrificano le persone.”
In secondo luogo:
Poiché il loro regno si fonda sull’etnocentrismo e sul nazionalismo, ecco un dettato crudele del nazionalismo:
“Per la salvezza della nazione, tutto è sacrificabile.”
Terzo:
La vena di rivalità che i califfi omayyadi avevano nei confronti degli Hāšimī, presente in alcuni come Yazid, aveva dimostrato una capacità di crudeltà spietata.”
(cfr. Mektubat, Lettera quindicesima, p. 56)
e)
“Perché prima, all’inizio della libertà, ti occupavi con tanto fervore di politica? Da quasi quarant’anni l’hai abbandonata del tutto?”
“La risposta:
Che è il principio fondamentale e più importante della politica umana:
“Per la salvezza della nazione, si sacrificano gli individui. Per la salvezza della comunità, si sacrificano le persone. Per la patria, si sacrifica tutto.”
“Ho compreso con certezza che tutti i terribili crimini commessi finora nell’umanità derivano dall’abuso di questa legge. Questa legge fondamentale dell’umanità, non avendo un limite preciso, ha portato a molti abusi. Due guerre mondiali, nate dall’abuso di questa legge crudele, hanno distrutto il progresso dell’umanità per mille anni, e hanno persino emesso una fatwa per la distruzione di novanta innocenti a causa di un solo criminale. Sotto il velo di un interesse generale, interessi personali hanno distrutto una città a causa di un solo criminale. Rimando a Risale-i Nur per la dimostrazione di questa verità, che è stata provata in alcuni suoi scritti e difese.”
(cfr. Emirdağ Lahikası-II, Lettera 74, p. 98)
f)
“Ho visto, un giorno, come risultato di questa faziosità ostile: un religioso e studioso, per via della sua ideologia politica, ha calunniato un altro studioso e uomo di Dio, al punto da accusarlo di apostasia. E ha lodato con rispetto un ipocrita che condivideva le sue idee.”
Ecco perché, spaventato da questi brutti risultati della politica, ho detto: “E’uzü billahi mineşşeytani vessiyase”.
Da allora mi sono ritirato dalla vita politica.
(cfr. Mektubat, Lettera numero ventidue, p. 267)
g)
“Hanno detto: Non vedi l’ateismo che imperversa? È necessario intervenire in nome della religione.”
Ho detto: Sì, è necessario. Ma con una condizione tassativa: che il motore
amore per l’Islam e zelo religioso
dovrebbe essere. Se il motore o il propulsore,
partigianeria o faziosità politica
il primo, anche se sbaglia, forse è scusabile. Il secondo, anche se ha ragione, è responsabile.”
“Fu detto: Come potremmo riconoscerli?”
“Ho detto: chi preferisce il proprio compagno politico disonesto al suo oppositore religioso, usando come scusa calunnie, è mosso dalla politica. E chi, con un atteggiamento monopolistico, presenta la religione, bene sacro di tutti, come appannaggio esclusivo dei propri compagni, suscitando in una forte maggioranza un’avversione alla religione, è mosso dalla faziosità.”
(Sünuhat)
In sintesi
La politica in sé non è cattiva, anzi è molto positiva. Ma con il passare del tempo, è un dato di fatto che nei politici si riattivano gli interessi personali e le ambizioni egoistiche. Per questo motivo, molti studiosi, a cominciare dagli imam delle quattro scuole di pensiero, hanno addirittura rifiutato di diventare funzionari statali pur di non avere a che fare con la politica e i politici.
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Con saluti e preghiere…
L’Islam attraverso le domande