Albert Einstein ha affermato riguardo a Dio: “Non può essere un essere che premia e punisce le proprie creature”. Cosa dovremmo dedurre da queste parole di un genio così grande e religioso come Einstein?

Risposta

Caro fratello/cara sorella,

È utile rispondere a questa domanda indicando brevemente alcuni punti chiave.

Sebbene Einstein fosse di origine ebraica, non si può certo dire che fosse un uomo particolarmente religioso. Del resto, il solo fatto che questi scienziati o filosofi famosi credessero in Dio non li rende…

“religioso”

è una ragione sufficiente per essere chiamati così.


Anche se Einstein fosse stato un uomo molto religioso, non impareremmo la nostra religione da lui.

Essere un genio in discipline come la matematica e la fisica non significa essere un genio anche in materia di religione.

Genio di Nice

c’è però

ruolo di pioniere nell’ateismo

hanno giocato.

Non ci servirà a nulla rimbecillirci la testa a capire cosa volesse dire quell’uomo.

Tuttavia, è di fondamentale importanza accertare con certezza se abbia effettivamente pronunciato tali parole. Inoltre, è importante considerare quanto sia accurata la traduzione effettuata.

Mentre abbiamo a disposizione la parola di Dio, la Sunna del Profeta e le opinioni di milioni di studiosi islamici, cercare aiuto o essere influenzati da altri non è degno di noi, credenti…

Esistono numerosi versetti che attestano che Dio ricompensa coloro che gli sono obbedienti e punisce coloro che gli sono disubbidienti. Di seguito alcuni esempi di versetti che illustrano questo concetto:


“Come potrebbe mai un credente essere paragonato a un peccatore? Non possono essere uguali. Per coloro che credono e compiono opere buone e giuste, ci sono giardini paradisiaci come ricompensa per le loro azioni. Il rifugio dei peccatori disordinati, invece, è il fuoco infernale…”


(As-Sajdah, 32/18-20).


“I discredenti saranno condotti in gruppi al fuoco infernale. (…) Coloro che temono il loro Signore saranno condotti in gruppi al Paradiso.”


(Zümer, 39/71,73).


“…Chiunque obbedisca ad Allah e al Suo Messaggero, Allah lo introdurrà in giardini attraverso i quali scorrono fiumi. Chiunque invece si rifiuti di obbedire, sarà punito con un castigo terribile.”


(Al-Fath, 48/17).

Dio ama e compatisce tutte le sue creature. Tuttavia, se una persona si merita l’inferno a causa della sua scelta volontaria di deviare dalla retta via, questa situazione…

“Dio non ama il suo servo.”

Considerare le cose in questo modo significherebbe accusare Dio della sua mancanza di misericordia e giustizia.

Infatti, nell’educazione e nella disciplina, si applicano sia la punizione che la ricompensa. Entrambe derivano dalla giustizia e dalla misericordia. Anche Dio educa i suoi servi.

Quanto può essere giusto e ragionevole che un uomo che lavora sodo e fa il suo dovere, guadagnandosi da vivere con il sudore della sua fronte, riceva lo stesso salario e le stesse opportunità di un uomo pigro che si prende gioco del suo lavoro, trascurando i suoi doveri e cercando di vivere a spese degli altri?

Non è forse ingiusto che una persona che ha cercato di compiere i suoi doveri sapendo perché è venuta al mondo, e una persona che ha trascorso la sua vita nella negligenza e nel piacere, dimenticando il suo dovere e commettendo ingiustizie contro se stessa e le creature, si trovino nello stesso luogo, ovvero in paradiso?



Dotato di senso di giustizia

Un governo che si rispetti deve, naturalmente, avere anche delle prigioni per i tiranni.

L’esistenza della giustizia si manifesta attraverso la punizione e la ricompensa. Se Dio punisce con l’inferno coloro che, con l’infedeltà e la deviazione, violano i diritti delle sue creature, ciò accade certamente perché Egli possiede una giustizia e una saggezza infinite. Infatti, il non punire in quest’aldilà coloro che vivono in modo ingiusto in questo mondo sarebbe contrario alla giustizia e alla saggezza di Dio.

Negare Dio significa non riconoscere e disprezzare gli attributi e i nomi di Dio che si manifestano nell’universo. Inoltre, tutte le creature sono come specchi che riflettono i nomi di Dio, e compiere questo compito è per loro il più grande dovere e il più grande onore.

Ma chi nega Dio nega anche che tutti gli esseri siano impegnati in questo sacro compito. Li svaluta. E tutto l’universo rivendicherà i propri diritti e quelli dei suoi compiti da ogni negatore che li ha sminuiti, e Dio, in virtù della Sua giustizia, per difendere i diritti delle Sue creature, condannerà gli infedeli all’inferno.

Se tutti andassero in paradiso, l’essenza della prova verrebbe meno.


“No! Chi compie un’azione malvagia e si lascia sopraffare dal peccato (e muore infedele), quelli sono gli abitanti dell’Inferno! E lì dimoreranno per sempre.”


“Quanto a coloro che credono e compiono opere giuste, essi saranno abitanti del Paradiso, e vi dimoreranno per sempre.”


(Al-Baqara, 2/81, 82)

L’uomo non deve dimenticare che si trova in questo mondo per essere messo alla prova. Come conseguenza di questa prova, così come ci sarà una ricompensa per i vincitori, ci sarà naturalmente anche una punizione per i perdenti. Se tutti andassero in paradiso, il mistero della prova svanirebbe e si verificherebbe una situazione contraria alla creazione.

Immaginate un paese in cui tutti, senza alcun esame, ottenessero posizioni di grande responsabilità, incarichi importanti e stipendi elevati, e dove persino i pigri e i laboriosi diventassero immediatamente medici, insegnanti, avvocati, ecc. Che fine farebbe quel paese? Non sarebbe forse una ingiustizia per chi lavora sodo e onestamente?

“Dov’è la giustizia, dov’è la misericordia?..”

Non si grida forse così?


“Ecco, la loro ricompensa sarà il perdono da parte del loro Signore e giardini di paradiso, con fiumi che scorrono sotto di essi, dove saranno per sempre. Che ricompensa meravigliosa per coloro che compiono opere giuste!”


(Al-Imran, 3/136)



Paradiso,

È un dono, un favore, una ricompensa di Dio per coloro che meritano il paradiso… Se Dio mettesse tutti in paradiso, il paradiso smetterebbe di essere una ricompensa.


Con saluti e preghiere…

L’Islam attraverso le domande

Commenti


iLLeGaLTM

Il maestro ha sottolineato questo aspetto in modo molto chiaro, come segue:

In una questione controversa di una scienza o di un’arte, le opinioni di coloro che non appartengono a quella scienza o a quell’arte, per quanto grandi, sapienti o artisti siano, non hanno peso, i loro giudizi non sono validi; non sono considerati parte del consenso degli esperti di quella scienza. Ad esempio, l’opinione di un grande ingegnere non vale quanto quella di un piccolo medico nella scoperta e nel trattamento di una malattia. E soprattutto, le parole negazioniste del più grande filosofo, che si concentra eccessivamente sul materiale e si allontana sempre più dal spirituale, che si ostacola e si chiude alla luce, e la cui mente è caduta nell’oscurità, non sono considerate e sono prive di valore nel campo spirituale.

Quanto valgono, in confronto a ciò, le parole dei filosofi che, in questioni teologiche, sacre e spirituali su cui concordano centinaia di migliaia di esponenti della verità, come lo Sheikh Geylani (ks), che contemplò il Trono Supremo mentre era ancora sulla terra, possedendo un’incredibile genialità sacra, e che per novant’anni progredì e lavorò nella spiritualità, scoprendo le verità della fede con la certezza del sapere, la certezza dell’esperienza, e persino la certezza della realtà, si perdono e si confondono nei dettagli più dispersi e minimi della materia? E le loro negazioni e obiezioni non sono forse insignificanti come il ronzio di una mosca contro il fragore di un tuono?

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